Come è nata l’intuizione di rappresentare il tempo attraverso il corpo?

Direi…semplicemente guardando le mie braccia….

 

Da oltre 15 anni lavoro con l’autoritratto: le gambe e le braccia, spesso tagliate nella composizione dell’immagine diventano arti universali che cercano il volo, abbracciano cose, si adattano alle forme delle pareti, alle curve della natura. Il nostro corpo assume forme, comunica quello che ha dentro, la parte non visibile. Le braccia e le gambe ci permettono un’infinità di movimenti, possono potenziare la nostra comunicazione. Osservandole potevano imitare non solo il movimento del volo degli uccelli ma anche lo scorrere delle lancette di un orologio.

 

Credo che l’ispirazione sia nata dal cinema: il film “Metropolis” di Friz Lang, l’uomo operaio, che orologio di se stesso e poi le riflessioni sul tempo proprio di Wim Wenders. Ma anche l’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci inscritto nella figura del cerchio (simbolo del cielo); nel mio lavoro il cerchio rappresenta un orologio vero e proprio ma anche il tempo circolare e ugualmente il moto circolare dei pianeti (luna, sole, terra).

 

  • Il telo che nasconde le persone, da cui escono le braccia a formare le lancette sul quadrante, rappresenta la dimensione misteriosa/inafferrabile del tempo?

 

Potrebbe esserlo, sì, una sorte di velo di maya, rischioso toglierlo…togliere il velo significa rendersi conto che è tutto un’illusione quello che vediamo e sentiamo, niente esiste se non nel momento in cui lo guardiamo, lo percepiamo, facciamo esperienza. Oppure si può pensare al mito della grotta di Platone. Le immagini stesse sono illusioni.

 

La realtà del momento ci illude di essere sempre al presente ma il tempo scorre…Il tempo lineare è un’illusione inventata dall’essere umano, abbiamo bisogno di fare progetti, di credere nel futuro anche se sappiamo di non avere futuro. Siamo esseri finiti qui e ora. L’infinito non ci appartiene se non nella fede (in senso lato), nel mondo spirituale

 

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  • Quale era la fonte luminosa quando ha scattato le foto?

 

La luce naturale che entrava da una finestra.

 

  • C’è il testo di qualche filosofo o poeta da cui ha tratto ispirazione per la scelta del titolo? No, semplicemente un suggerimento di un amico dopo aver visto le immagini

 

  • Ci sono altri artisti contemporanei, anche stranieri, che secondo Lei

hanno affrontato in modo interessante il tema del tempo legato al corpo?

 

Chi lavora con il proprio corpo, con l’autoritratto, si scontra inevitabilmente con il passare del tempo.

 

Vedi Roman Opalka e i suoi autoritratti dal 1960 al 2004, sempre nella stessa posizione, luce, inquadratura: il volto, la pelle, i capelli cambiano colore, le rughe attraverso gli anni subiscono dei cambiamenti, ma l’intensità dello sguardo colpisce come nella prima fotografia. Penso poi a Arno Rafael Minkkinen, dal 1971 ai giorni odierni lavora con il suo corpo inserito nella natura, le gambe diventano fusti di betulle, le braccia sottolineano il profilo delle montagne: anche qui il tempo è disegnato nella pelle stessa dell’autore che cambia nel tempo come la corteccia di un albero o un vecchio disegno su una roccia, tutti segni e riconoscimenti.

di Davide Amata

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