Cecilia Gioria

Cecilia Gioria

Imperfetta sintesi di stati d’animo

2018

46 x 70 cm

Libro d’artista, tecnica mista/collage su carta cotone

 

 

 

 

 

Un autoritratto di sé attraverso l’unione della fotografia a sperimentazioni sul segno e sulla parola. Uno sguardo sulle proprie fragilità e sui propri limiti che ricerca nell’osservatore un interlocutore onesto e disposto al dialogo.

“Sono flash che raccontano lo scontro continuo tra un corpo ribelle ed un pensiero che vorrebbe dominarlo, per capirlo”

 

Una ricerca perenne del sé accompagna Cecilia Gioria nel suo percorso di arte e vita. Negli anni in cui frequenta il corso di Fotografia presso l’istituto universitario IED di Milano, viene travolta da una serie sempre più frequente di attacchi di panico. La reazione è immediata e istintiva: mettersi davanti all’obiettivo per capirsi, imparando gradualmente a vedere l’arte più come una cura che come un semplice mezzo comunicativo: «Attraverso uno zoom io mi sono studiata e raccontata, cercando di conoscermi» dice l’artista. Il risultato è un lavoro intimista, una voce che, tra urla e racconti, presenta se stessa prima di tutto il resto. L’autoritratto segna la sua produzione in modo decisivo sin dai primi lavori: la fotografia si unisce a sperimentazioni sul segno e sulla parola, creando occasioni per oltrepassare i limiti imposti dagli scatti, seppur senza rifiutarli, e codificare nuove tipologie segniche di auto-narrazione. Le opere di Cecilia si animano così di sinestesie e giustapposizioni concettuali, in cui i materiali che invadono l’opera (spilli, inchiostri, strappi, pieghe) si dimostrano capaci di evocare sensazioni dalla forza dirompente.

 

Imperfetta sintesi di stati d’animo è un lavoro complesso e sofferto, al quale l’artista ha dedicato un intero anno. In quest’opera Cecilia racconta per frammenti e ricomposizioni la catarsi di violenti attacchi di panico. Le pagine si imprimono di dolore presentando molti degli autoritratti fotografici realizzati negli anni trascorsi a Milano. Le immagini, quasi piccole icone tascabili, sono rigorosamente stampate in bianco e nero e impaginate con contaminazioni scarne ed essenziali di pittura, collage e scrittura. Gli elementi extra-fotografici completano di mantra, idee, pattern, gesti e poesia una personalissima grammatica del dolore, dove si uniscono il sentire autobiografico e la lucidità di un riassunto a posteriori. Convinta testimonianza della propria resilienza, l’opera si muove dalla violenza personale per riaffiorare come una mano tesa al fruitore, disponendo l’occasione per un dialogo intimo e solidale. Le esperienze e le riflessioni che vivono in ogni opera di Cecilia sembrano voler sottolineare quanto sia importante e urgente un dialogo onesto da instaurare con l’osservatore, superando la dicotomia artista-pubblico e abbracciando il legame persona-persona.

(Casale Monferrato, 1991) si laurea in Fotografia presso lo Istituto Europeo di Design di Milano e inizia, in quegli anni un..

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