Nicola Verlato

Nicola Verlato

Studio per Hooligans (O-dio)

2014 ( su progetto del 1985)

Carboncino su tela

200 x 800

 

 

 

Sguardi di dolore, paura e sgomento sono lo svolgimento inatteso della scena, che riportano alla mente i protagonisti, già dipinti e scolpiti, di una Strage degli innocenti

” Facendo del mio corpo un’opera, prendo possesso dello spazio come una scultura”

Il disegno Studio per Hooligans (o-dio) è parte di un progetto che mosse i suoi primi passi dalla vicenda della strage dell’Heysel, avvenuta nel 1985 a Bruxelles, prima della finale della Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus.

I corpi vi si dispongono in sequenza, a costituire un flusso sospeso ab aeterno che esprime tutta la forza drammatica dello scontro. L’opera è il frutto di una meticolosa ricerca anatomica che rende in dettaglio la contrazione dei corpi, ora ritorti ora protesi, in una tensione nervosa esasperata, come quella che si addensa nell’uomo al centro della composizione, con il braccio teso nella stretta dell’altro.

L’opera irrompe nella visione del riguardante, lo coinvolge per sua estensione nello spazio, lo travolge emotivamente caricando la sua percezione del pathos che vi progredisce all’interno, trovando il suo culmine nel volto dell’uomo esanime mentre l’altro lo stringe. Di qui il ritmo dei corpi annodati si placa e lascia spazio alle pieghe espressive dei volti: dolore, paura e sgomento sono il secondo svolgimento della scena, che nelle teste affiancate e urlanti sa riportare alla mente figure di astanti, già dipinte e scolpite in scene di Strage degli innocenti del passato. Eppure l’artista considera l’immagine incessantemente debitrice della realtà presente e ritiene che solo da questa essa sappia trarre la sua vitalità: solo attraverso l’irripetibile esperienza del presente la matrice antica del dramma sa riattualizzarsi, essendosi impressa in un volto che riformula – e quindi ripete – la radice semantica della tragedia che nel tempo, in essenza, è rimasta immutata.

Quanto al corpo, l’opera non trascorre inosservata ai sensi, anzi li chiama nella sua forza tensiva a partecipare: non è un caso che l’artista si sorprenda spesso a raffigurare i corpi umani sospesi nell’istante che precede l’impatto della caduta. E’ un incontro che dall’occhio si trasmette al pervasivo turbamento dei sensi, per il quale i corpi rappresentati riversano, direttamente all’interno del corpo di chi li osserva, il loro pieno vigore. L’artista infatti investe i suoi soggetti della funzione precipua di provocare una forte reazione emotiva nel riguardante; il disegno è un invito all’osservatore ad inoltrarsi nei suoi stessi sensi, là dove l’artista desidera effondere le leggi della rappresentazione, addentrarsi nella sua capacità di sentire – e di sentirsi – e quindi, attraverso l’irriducibile potenza dell’opera, compiere il risveglio della condizione di essere nello spazio.

Permea così nella nostra sensorialità una dimensione che giace in fondo a tutte le culture: quella del mito, riemersa nell’opera e poi nello spazio reale. «Facendo del mio corpo un’opera, prendo possesso dello spazio come una scultura», in uno stato percettivo che si deve alla rappresentazione di se stessi, non già come individui, ma come specie, stato che solo a partire dal corpo sa trovare connessione con lo spazio dell’eterno.

è attivo a New York, Los Angeles e Roma. Nato nel 1965 a Verona, è allievo di un monaco-artista fino ai quattordici anni; studia al Conservatorio di Verona e alla facoltà di Architettura di Venezia…

Leave a Reply

Your email address will not be published.