Lara Ilaria Braconi

La casa. Pala d’altare

2018

340 x 200 cm

Pigmenti e olio su tela

“È dal mio corpo che parte questa ricerca. Si tratta di un fatto ineliminabile: da esso si dispiegano i pensieri”

 

 

 

 

La casa. Pala d’altare è un’opera realizzata di getto, in risposta alla provocazione che il tema del corpo le ha suscitato, un tema che l’artista ha riscoperto avere un ruolo nodale e determinante nella sua poetica. L’opera infatti, sintesi personale e strumento profondamente intimo, vuole essere e rappresentare «un tentativo di raccolta indiziaria di qualcosa di illimitato ed espanso quale è l’universo interiore dell’essere umano». È perciò, in essenza, un invito volto all’osservatore a partecipare a questo mondo e a riscoprire se stesso. L’artista così indaga il corpo scavando nella sua interiorità, manifestandone una forma concreta e materica nell’esecuzione: i pigmenti e i colori creano incrostazioni, rilievi, percorsi.

Nonostante l’artista abbia realizzato un’opera che astrae il corpo e che fa dei colori i protagonisti della sua parvenza, non manca di presentare aspetti figurativi: all’interno di questo spazio policromo, nei lembi estremi, una sagoma dalle sembianze umane pare abbracciare l’esplosione di colore. L’artista afferma: «In quanto essere umano, mi rendo conto che per immergermi ho necessariamente bisogno di avere un corpo – e questo è un fatto concreto».

Non a caso Lara Braconi ama confrontarsi con tele di grandi dimensioni: quella esposta misura 340 cm di lunghezza e di 200 cm in altezza.

La casa. Pala d’altare inoltre invita a una fruizione in due momenti: il primo consiste nella pura visione della sua concretezza fisica, quasi fosse una prima provocazione per l’osservatore; il secondo si attua grazie alla combinazione di un accompagnamento musicale che si accorda alla lettura della poesia Generazione attuale. Di qui, il coinvolgimento dei due sensi della vista e dell’udito. Il dialogo tra i diversi linguaggi dell’arte va così a creare uno spazio di incontro fertile, di confronto, di perpetuo rinnovamento.

La traccia musicale, nato in un secondo momento, stata composta dal musicista Stefano Grasso e dal sound designer Alberto Ricchi; la poesia, anch’essa successiva alla visione dell’opera, è stata scritta da Giuseppe Nibali.

Chiara Colmegna

“Esemplificativa per la mia idea di corpo è la seguente frase di Willem De Kooning: distendo le braccia lungo il mio corpo e mi chiedo dove arrivano le mie dita: ecco questo è tutto lo spazio di cui ho bisogno come pittore”.

 

(Milano, 1992) frequenta il corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara (2011-2014); partecipa al workshop exchange di Varsavia presso l’Akademia Sztuk Pięknych  Warszawie nel 2013…

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