Nicolò Quirico

Nicolò Quirico

Milano. I pianificatori

2017

Stampa fotografica su collage di pagine di libri d’epoca

160 x 115

 

 

Milano. Il tracciatore di parabole

2018

Stampa fotografica su collage di pagine di libri d’epoca

120 x 120

 

 

Nicolò Quirico presenta due opere in cui cattura due prospettive del Duomo di Milano. La prima, intitolata Milano, I Pianificatori, è una veduta della città meneghina, inquadrata dalle impalcature per i restauri e dalle guglie. La seconda, Milano ,Il tracciatore di parabole, è uno sguardo a perdersi tra i pieni e i vuoti creati dagli archi rampanti del Duomo. La tecnica utilizzata dall’artista è quella che predilige: una fotografia stampata su un collage di pagine di vecchi libri.

Qual è la relazione tra questi stralci di città e il corpo? Il corpo è presente nelle opere in due forme. La prima è, forse, la più evidente: sono le statue. Queste che fanno da margine alla veduta cittadina, ma allo stesso tempo ne sono protagoniste, quasi stessero chiacchierando del cantiere in corso o commentando i grattacieli di piazza Gae Aulenti all’orizzonte. Tra queste una statua, dal corpo muscoloso e in tensione, sembra indicare dove guardare, per non perdersi tra i decori del tetto del Duomo, portando al cuore per eccellenza di Milano: eccola lì, tutta dorata, la Madonnina. Ma queste statue non sono di carne, bensì di pietra, lo stesso materiale di cui sono fatte le architetture indagate da Nicolò Quirico. Ed è qui che emerge la seconda forma in cui il corpo si manifesta: la città ha in sé un rimando a chi l’ha costruita, all’uomo, che tutto ha realizzato a partire dalla propria fisicità, come misura e come forza. Come afferma l’artista, l’uomo è perciò «creatore e destinatario di ogni progetto architettonico raccontato in queste opere» e «le sculture che adornano gli edifici della città, che sono composte dagli stessi materiali, pietre e marmi, apparentemente inerti e silenziosi, in realtà ricchi di parole e memorie». Parole e memorie evocate, dunque, da questi soggetti muti, ma anche dalla stessa raffinatissima tecnica di collage su cui vengono impressi.

“La città ha in sé un rimando a chi l’ha costruita, all’uomo, che tutto ha realizzato a partire dalla propria fisicità, come misura e come forza.”

Si occupa di comunicazione visiva ed editoria dal 1985, anno in cui si è diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Monza. Dal 1996 al 2004 si occupa dell’organizzazione del premio Morlotti-Imbersago e dà inizio alle sue ricerche artistiche, partendo dall’utilizzo del mezzo fotografico per creare installazioni di matrice concettuale..

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