Julia Krahn

Julia Krahn

NEEDS

A study of essential human needs

2016

5 video

03.30 min

 

Regia / Riprese : Julia Krahn – Assistenza sul set / Suono: Hanno Frohlich – Montaggio: Stefania Donno

Con la partecipazione di Karl Hirschmann e Monika Noisternig, Miriam Jungwirth, Hans Peter Kosel, Janina Paul e Oliver Schreiner, Diana Wurzinger e Andreas Maxones, Kurt Vogel e Christof Wallner

“ Il corpo é testimonianza.”  

NEEDS. The study of the human essencial needs:  è un’installazione video composta da sei filmati, realizzata da Julia Krahn. L’opera è stata originariamente concepita con la proiezione dei sei video su schermi individuali ed esposta alla mostra Mittendrin tenutasi nel 2016 al Graz Museum in Austria. Sono ripresentati per Corpo a Corpo cinque dei sei video che si susseguono in loop, visualizzabili tramite un singolo schermo. Ogni filmato ha una durata di circa 3 minuti e 30 secondi e ritrae una o più persone, mentre l’audio ad esso correlato, è stato estrapolato da un dialogo avvenuto tra l’artista e gli intervistati, luogo di confronto sui nostri bisogni più sostanziali: corporei, psichici e affettivi.

Quest’opera ci porta a riflettere ed a ricordare che siamo tutte persone (disabili e non) con gli stessi bisogni essenziali, e che il bisogno più grande che abbiamo è quello di essere amati.

“Love is all you need” è la frase che che pone le fondamenta per quest’opera e che interroga i visitatori a verificarne la validità confrontandosi con la profonda intimità delle storie raccontate:

Le storie di Janina e Oliver, una giovane coppia di innamorati che vorrebbero sposarsi e che esclamano: «noi siamo una famiglia!». La storia di Karl, costretto sulla sedia a rotelle, che ogni settimana incontra la sua assistente Monika, che si prende cura di lui affettuosamente e che in quel momento lo fa sentire un uomo normale: “per un’ora dimentico la mia disabilità”; la storia di Diana e Andreas, sposati da dieci anni, uniti da un rapporto d’intima devozione: «lui è tutto per me», afferma Diana. Infine la storia di Miriam, una ragazza che desidera tanto ricevere il primo bacio e che il suo cuore faccia bum – bum – bum.

Julia Krahn  ci mostra come gli intervistati declinano il bisogno di essere amati in tutte le forme e desideri e non censura il tema della sessualità ma al contrario lo pone in primo piano perchè è il punto cruciale dell’amore, ovvero è il momento in cui il bisogno di amore acquista la sua massima corporeità.

Ed è commuovente quando guardando il video si cancella la distanza tra loro (i disabili intervistati) e noi, perchè i desideri e bisogni espressi da essi coincidono totalmente con i nostri, e addirittura ci si sente sproporzionati e incapaci di descriverli con tale semplicità e umanità. Ad esempio nel drammatico dialogo tra Diana e Andreas quando lei lo invita dolcemente a paralre senza ricevere alcuna risposta (a causa della sua difficilissima situazione psichica): “Guardami. Tranquillo. Io sono qui. Non piangere, tranquillo. (…) Tesoro, parla con me”.

Nei cinque video l’uso del colore bianco è una cifra costante della rappresentazione. E’ il codice visivo che avvolge e lega i racconti dei protagonisti, che indossano magliette bianche. Per costruire le scene, la videocamera si muove fluidamente. Si alternano inquadrature ravvicinate di particolari e primissimi piani (le mani di Janina e Oliver) a mezzi primi piani (Diana che si prende cura di Andreas), a piani americani (Miriam in piedi che si fa riprendere come se fosse una modella). In alcune riprese l’artista allontana il punto di vista della macchina da presa per cercare di cogliere l’insieme delle forme, in altre sembra usare il dispositivo come prolungamento di una mano dolce che accarezza maternamente i corpi.

Mettersi le cuffie, ascoltare e leggere i sottotitoli è il modo in cui l’artista invita l’osservatore ad una presa diretta nel rapporto con l’opera. Invita il fruitore ad essere un tuttuno con l’opera e quindi ad essere testimone in prima persona di ciò che vede.

Le parole pronunciate dai protagonisti assumono un peso davvero notevole, in quanto, seppur in assenza di una grammatica perfetta , acquistano concretezza grazie ai gesti , ai dettagli e ai segni di commozione chiaramente identificabili nei loro volti.

NEEDS. ovvero bisogni, bisogni di esserci, di esistere. L’interesse dell’artista è «ricordarci che tutti abbiamo gli stessi bisogni, primari ed essenziali: bisogno di mangiare, di bere, di respirare, di dormire, bisogno d’amore». E’ necessario perciò uno sforzo d’immedesimazione per capire cosa significhi per l’artista che Il corpo è testimonianza, soprattutto in una società in cui ognuno di noi è spinto continuamente a documentare i dati esterni attraverso il proprio telefono.

Julia Krahn ci chiede principalmente di esserci e di esistere in quel corpo e con quegli stessi bisogni di Janina, Oliver, Karl, Diana, Andreas e Miriam.

(Siamo tutti testimoni).

“L’arte ci aiuta a guardare oltre le mura della propria esistenza”

 

 

 

 

 

 

Julia Krahn nasce a Jülich nel 1978 e cresce ad Acquisgrana in Germania. Per dedicarsi completamente all’arte lascia gli studi di medicina e si trasferisce a Milano…

Leave a Reply

Your email address will not be published.